saluto

giovedì 31 agosto 2017

Ricordi: i petardi di segnalazione per la ferrovia


Girando in Rete ho casualmente trovato queste foto e la mia mente ha fatto un lungo viaggio a ritroso nel tempo. Io ero piccolo quando mio zio aveva una ditta dove si fabbricavano i petardi di segnalazione per le ferrovie, ora lo zio è morto da molti anni e la fabbrica non esiste più. 
Le ferrovie negli anni passati, usavano i petardi in caso di nebbia o neve per segnalare al macchinista che il convoglio era in prossimità della stazione, dei segnali luminosi, eccetera. Allora non esisteva l’elettronica e ricordo solo vagamente che mi avevano detto: i petardi sono posti a distanze prestabilite sui binari e scoppiano quando il treno gli passa sopra. 
Io ricordo ancora l’emozione provata quando lo zio, in tutta sicurezza, me ne fece collaudare uno. In pratica dovetti solo lasciare la lunga corda che aveva all’estremità un peso che cadendo sul petardo posto a terra lo fece scoppiare. 😄.
Se ricordo bene, nelle ferrovie posavano sui binari 3 gruppi di petardi a distanze prestabilite e quando il treno ci passava sopra scoppiavano e  il macchinista sentiva : bang.. bang.. bang…….. bang.. bang.. bang…....... bang.. bang.. bang.

Devo precisare che dalle foto trovate in Rete, non posso capire se i petardi sono quelli della sua fabbrica, io ricordo solo vagamente che la forma era quella del petardo imbustato o posto sul binario.

Ora ho curiosato in Rete per trovare particolari che non ricordavo o forse semplicemente non ho mai conosciuto in modo dettagliato.

Dalla Rete:
I petardi erano un «mezzo di segnalamento a mano» previsto dall'art. 23 del «Regolamento sui segnali» FS e disciplinato dall'art. 64 «Petardi e loro uso», ora soppresso, dello stesso.
« In caso di nebbia, di neve fitta o di altra perturbazione atmosferica che riduca la visibilità dei segnali, si deve far uso dei petardi in precedenza ed in sussidio dei seguenti segnali, quando questi non siano chiaramente visibili alle distanze prescritte negli articoli 54 e 55: i petardi da collocare sul binario erano tre e andavano posti il primo alla distanza di 200m. il secondo a 400m. il terzo a 600 o 800 m. il secondo a 25 metri di distanza dal primo e il terzo a 25 metri di distanza dal secondo, allontanandosi dal segnale dalla parte opposta al punto protetto (a seconda delle condizioni e del tipo di segnale). Per i segnali fissi i punti di posa dei petardi erano indicati da picchetti nel terreno.

14 commenti:

  1. Caro Enrico, quelli erano altri tempi, ma sapevano essere sempre pronti! Oggi con tanta tecnologia spesso che capitano dei casi, che per errori umani molti perdono la vita.
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Caro Tomaso la tecnologia sarebbe una cosa ottima se è applicata in modo corretto e usando il cervello ma negligenze e distrazioni possono vanificare tutto.
      Ciao buon fine settimana
      enrico

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  2. Quando si dice " non si finisce mai di imparare"! Non conoscevo questo sistema di segnalazione, e non ne avevo mai sentito parlare, forse perchè al sud allora non si conosceva la nebbia? Oggi tutto è cambiato e per molti versi la tecnologia che doveva portarci avanti, ci ha fatto regredire in operosità, manualità e capacità umane.
    Gingi

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    1. Immagino che la tecnica dei petardi fosse utilizzata un po’ ovunque ma la conoscenza fosse limitata agli addetti delle ferrovie. Per esempio in caso di guasti alla segnaletica ordinaria non credo ci fossero alternative ai petardi.
      Ciao Gingi buon fine settimana
      enrico

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  3. Probabilmente anche più sicuri delle attuali segnalazioni elettroniche visto gli incidenti che si succedono in Europa. Alle volte il progresso nuoce. Conosco il sistema perché mio padre lavorava nelle Vetture Ristorante della Wagon Lits Cook sul tragitto Venezia - Milano (e ritorno). Buon fine settimana.

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    1. Tutto cambia e se l’elettronica blocca in automatico un convoglio che non rispetta un segnale, va benissimo ma penso sia più facile distrarsi e non vedere un segnale luminoso piuttosto che ignorare una serie di scoppi che arrivano in cabina di guida. :-)
      Ciao Elio buon fine settimana
      enrico

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  4. Una volta si era più manuali è si evitavano tanti errori, oggi con l'elettronica e con meno personale, ci sono sempre problemi.
    Saluti a presto.

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    1. Ovviamente la tecnologia ha portato molti vantaggi, il guaio è che può bastare un semplice black out per causare guai seri.
      Ciao Vincenzo buon fine settimana
      enrico

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  5. che bella questa cosa io non la sapevo per nulla, un bel post interessante, oggi fa sorridere forse ma una volta era veramente cosi

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    1. Non c’erano i cellulari per comunicare perciò se un segnale non funzionava o era “invisibile” ci volevano i petardi per segnalare. Non c’era automazione e anche molti passaggi a livello erano controllati direttamente dai casellanti.
      Ciao Carmine buon fine settimana
      enrico

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  6. Hoje estou passando somente para matar
    essa saudade tão doida dos ultimos tempos.
    E comigo veio uma frase do querido padre
    Fabio de Melo...
    Se pela força da distância você se ausenta,
    pela força que há na saudade você voltará...
    Um carinhoso abraço beijos.
    Evanir.

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  7. Non conoscevo il compositore, scrittore e cantante Padre Fábio de Melo. Grazie di avermelo segnalato.
    Ora ho ascoltato qualche sua composizione su youtube.
    Felice settimana cara Evanir, un abbraccio, beijos.
    enrico

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  8. Molto interessante, pensa che io non ne avevo mai sentito parlare di questi petardi di segnalazione.
    Da allora, quanti progressi ci sono stati in questo campo, ma è bello essere a conoscenza di questi ricordi di un passato lontano. Un saluto

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    1. Oggi nell’era tecnologica del digitale con treni superveloci, ci stupiamo per i petardi, fra altri 30 o 40 anni si stupiranno che nel 2017 ci fossero ancora ferrovie a binario unico con sistemi di sicurezza obsoleti. Dove magari per immettersi sulla linea, un convoglio si fidava del via libera dato telefonicamente dal capostazione.
      Ciao Mirtillo buona settimana, un abbraccio
      enrico

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